TERRA MALA. LIVING WITH POISON| LA LUCE COME SACRIFICIO

 ECOFESTA 2026

"Questa mostra è dedicata a tutte le persone che hanno avuto il coraggio di non voltarsi dall'altra parte. E oggi, in modo particolare, a "Titta".

 Stefano Schirato - Pescara, 14 Luglio 2026

 

CiLLSA ha anticipato l’evento Mostra che accompagna l’ECOFESTA 2026 in Arzignano a partire dal 17 settembre, con un post in cui riporta le dichiarazioni del fotografo Stefano Schirato in merito al significato del suo lavoro e della sua dedica al dott. Fazio.                       

Stefano Schirato 


“ (…)  Dietro ogni fotografia ci sono vite. Ci sono famiglie che convivono con la paura, giovani che scoprono di avere problemi di salute, genitori che si interrogano sul futuro dei propri figli. Sono storie che non possono essere ridotte a numeri o statistiche. Hanno un volto, uno sguardo, una quotidianità. Raccontarle non significa indulgere nel dolore. Significa renderlo visibile. Perché solo ciò che si conosce può essere compreso, e solo ciò che si comprende può essere affrontato. La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento. Credo che sia questo il punto d'incontro tra il lavoro di Titta e il mio: trasformare la conoscenza in responsabilità. Lui lo ha fatto con un impegno instancabile sul territorio; io provo a farlo con le immagini, cercando di costruire un ponte tra chi vive queste realtà e chi, troppo spesso, le considera lontane."

https://cillsa1.blogspot.com/2026/08/ecofesta-2026-aspettando-la-mostra.html

 ***

Qui riportiamo il testo di presentazione da parte di Alberto Peruffo, curatore della mostra “TERRA MALA” che abbiamo voluto organizzare ad Arzignano, grazie alla collaborazione effettiva della Amministrazione Comunale, in occasione dell’Ecofesta prevista tra il 17 e il 27 settembre 2026, in memoria del dott. Giovanni Fazio.

 TERRA MALA. LIVING WITH POISON | la luce come sacrificio

Portare alla luce il male. Il veleno. Invisibile. A livello sociale. Come solo la luce documentale permette di fare. Per chi la sa usare come arte dello scoprire, del rivelare, del portare fuori dall’oscurità delle nostre attenzioni. Le attenzioni che poi sole creano le realtà che condividiamo nei nostri discorsi, nelle nostre giornate, nel nostro parlare, nei fatti quotidiani, nei giornali, tra i tribunali. 

Quest’arte moderna, che ha sostituito di fatto la pittura e il disegno realistico, noi tutti la conosciamo come fotografia, la “scrittura della luce”, o “con la luce”. L’arte che usa la luce (φως – fos) per scrivere e per raccontare. Un’arte che noi frequentiamo per il suo alto potere estetico, per fermare in un attimo catartico, misterioso, indicibile a parole, un momento memorabile, specie quando è raccolto da un grande fotografo. L’arte del reale istantaneo che racconta scenari misteriosi e sublimi, montagne o deserti, mari e abissi, bellezze senza confini, come le forme viventi, siano esse animali o vegetali, oppure donne e uomini bellissimi, o stranissimi, per non parlare di quando ritrae le relazioni d’armonia o di conflitto violento, spettacolare, tra gli stessi umani e la natura, o quando disvela con cura paesi, paesaggi, genti, abiti e tradizioni.

Tuttavia, la fotografia a volte si inoltra in territori invisibili agli occhi consueti. Dove premere il grilletto della macchina è come sparare un colpo sulla coscienza di chi compie lo stesso atto documentale. Un colpo che fa male e che ritrae il male, interiore, ipogeo. Nelle sue forme più inconfessabili. Meno violente e quindi nascoste. Terra Mala, questo impressionante e perturbante lavoro di ricerca crepuscolare del male, che necessita di una luce sensibile, frammentata, speleoscopica, inconsueta al nostro andare, rispettosa ma brutale per quello a cui espone lo stesso occhio del fotografo, consegna a noi tutto il potere “illuminante” di ciò che la fotografia di reportage, di indagine, di rottura del canone estetico porta con sé. Dimostra la sua altissima funzione sociale oltre l’estetico, per turbare il lato etico delle nostre vite, quando sono violentate dalla malvagità dell’umano. Porta alla luce ciò che non vediamo o non vogliamo vedere. Il silenzio del male.

Scendere nella Terra dei Fuochi campana, tra Napoli e Caserta, è come scendere all’inferno del mondo che si “crede” civile, nel cuore malato di una società, la nostra, che si crede e si professa giusta, nel mentre crea morte e malattia, specie alle persone più fragili e indifese, adottando pratiche di inquinamenti ambientali che non sono altro che lo scarto materiale non riciclabile, a perdere, del nostro modello di sviluppo e della finanza sporca, di affari obliqui che spesso colludono con i poteri istituzionali, creando nuove forme di mafia, crimini organizzati non solo dai criminali di professione, ma da governi e politiche criminose che permettono questo modello.

Scendere nelle terre sicule di Gela, Messina e Siracusa, dove gli interessi delle multinazionali del fossile si incrociano con le mafie tradizionali e le dinamiche transnazionali, fatte di industrie pesanti e installazioni militari, è scendere ancora di più nell’inferno delle malattie e delle contaminazioni tossiche che colpiscono i residenti, i bambini, le madri e i padri. Popolazioni spesso indifese, perché queste terre sono state considerate “zone di sacrificio”, proprio per essere la periferia del mondo.

Ma la grande intuizione di Stefano Schirato, il cui talento ricorda nei ritratti le verità lenticolari della grandissima Letizia Battaglia e nei segni calligrafici, personali, tenebrosi, la china mostruosamente tempestosa – per noi spettatori – della pittrice regina dell’espressionismo tedesco, Käthe Kollwitz, è stato quello di portare la sua ricerca nelle nuove zone di sacrificio di cui nessuno ancora conosceva l’esistenza, perché si trovano nelle aree del benessere del mondo, dove strumenti cognitivi, giuridici, educativi, economici non mancano per contrastare i crimini sociali ambientali organizzati, nei luoghi da dove gli stessi soggetti industriali facevano e fanno partire i rifiuti verso le tante Terre dei Fuochi, a basso reddito di conoscenza e di vita, che ci sono nel Sud del mondo.

L’ultima parte di Terra Mala entra infatti inaspettatamente nelle ricchissime Terre Venete, nel cuore produttivo dell’Occidente – nelle nuove “zone di sacrificio ad alto reddito” – tra le quali, in nome dello stesso profitto, anzi come ultima spiaggia del capitalismo estremo ed estrattivo, si è deciso di uccidere, avvelenare i propri figli, di sacrificare lentamente e inesorabilmente le proprie terre, gli stessi paesaggi. Qui ricchezza materiale e tristezza sociale convivono. Qui si produce il più alto PIL pro capite. Qui si ha il più alto tasso di ospedalizzazione massiva, di business sul male, di mortalità diffusa, grazie al riciclo chimico del tossico. Qui si fanno affari prelibati sugli stessi danni, sulla cura della malattia, sulla fittizia depurazione e bonifica dei siti compromessi, per arrivare a istituzionalizzare lo stesso crimine ambientale, il quale prende sembianze legali. Portare alla luce il male invisibile del ricco Nordest d’Italia, di ciò che all’apparenza sembra e si propina come eccellenza del buen vivir, a base di fiumi di Prosecco, ha quindi un valore straordinario, in fatto di documento e di sacrificio, per noi che lottiamo. Per noi che mangiamo cibo contaminato.

Le foto di Schirato documentano nascondimenti sistemici ed istituzionali mantenuti sotterranei per anni, quali la più grande contaminazione delle acque potabili del mondo occidentale, quella dei PFAS, come esemplare testimonianza di un «profitto ad ogni costo» che ha messo in scacco la civiltà dei luoghi e dove la frattura capitalista è diventata una faglia che annuncia il crollo di un sistema, di un modello arrivato alla fine. Un paradigma di azione e pensiero portato improvvisamente alla luce. Alla sbarra. Grazie ai movimenti di lotta civile. Come documenta la straordinaria fotografia scattata presso la Corte d’Assise di Vicenza il 22 maggio 2023: l’avvocato Robert Bilott sta per entrare in aula per sferrare il colpo finale alle multinazionali tossiche nate intorno alla Mit-Eni, ex RiMar Marzotto. Un colpo giuridico e di strategia dei movimenti acclarato da una sentenza penale che diventerà storica: quella del 26 giugno 2025, con 141 anni di carcere e 75 milioni di euro di risarcimento.

Di questa luce, di queste foto, di questa arte, il mondo intero ha bisogno.

Alberto Peruffo
Rete Zero Pfas Italia – PFAS.land | ANTERSASS CASA EDITRICE
Montecchio Maggiore, 18 agosto 2026


https://pfas.land/2026/08/19/memorie-1-terra-mala-living-with-poison-mostra-fotografica-di-stefano-schirato-09-2026-ecofesta-arzignano-in-nome-di-titta/?fbclid=IwY

                                                            Stefano Schirato 

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