ECOFESTA 2026 IN ARZIGNANO PFAS UN DISASTRO ANNUNCIATO
IL LIBRO DI LAURA FAZZINI
TELEAMBIENTE
Il 17 settembre si alza il sipario sull’Ecofesta 2026 di Arzignano. Tale edizione per tutti noi di CiLLSA ha un significato immenso, intimo e collettivo: è dedicata alla memoria del dott. Giovanni "Titta" Fazio, il nostro co-fondatore, storico medico di famiglia e "padre" della lotta ai PFAS nel nostro territorio.
Titta è stato l'ideatore di questo evento, fin dal 2022, pensato come spazio di unione, ecologia e cittadinanza attiva. E non c'era modo migliore per onorare il suo cammino se non aprendo la prima serata con la giornalista d'inchiesta Laura Fazzini e il suo libro sui Pfas. Presente, per un saluto, anche il fotografo Stefano Schirato che inaugura la mostra Terra Mala al mattino con gli studenti.
Negli ultimi otto anni, come coordinatrice del Gruppo Educativo Zero PFAS del Veneto, ho avuto l'onore di invitare Laura in diverse scuole secondare di secondo grado a Vicenza e A San Bonifacio di Verona per insegnare ai ragazzi il valore dell'informazione libera e dell'impegno civile. Proprio come faceva Titta, che non si è mai stancato di dialogare con le nuove generazioni.
Giovedì 17 settembre presenteremo il suo
libro-inchiesta: "PFAS, un disastro annunciato. Chi ha avvelenato
l'Italia" (Marietti 1820). Un testo potente che dà ragione alle
storiche battaglie scientifiche e umane del nostro dottor Fazio.
“Se informi bene, tuteli tutti”, dice Laura. Ma per farlo bisogna essere presenti.
Fazzini osserva, studia, incontra tutti coloro che
possono rendere queste temibili molecole, i Pfas, visibili. Crea contatti
preziosi tra università, scienza e popolazione danneggiata. Segue per sette
anni le vicende delle comunità colpite. Diventa parte dell’attivismo locale,
prima veneto poi piemontese. Si unisce nel vicentino alla popolazione che trova
la forza di gridare e di agire al di là di sigle e loghi associativi, generando
un’onda travolgente: il Movimento No Pfas del Veneto.
Laura Fazzini ci consegna un’inchiesta puntuale, dettagliata, incalzante, il cui finale deve ancora essere scritto, e sprona il lettore ad andare a fondo, a documentarsi, perché come afferma lei stessa: “Una corretta e giusta informazione, tutela tutti”. E parlando del suo libro in un’intervista Laura conclude:
“Ogni giorno
ricevo messaggi di persone che dicono di essere riusciti a capire una
situazione che ignoravano. A livello nazionale, molti medici si stanno
svegliando: sono le sentinelle. Mi auguro di non scrivere più un libro così. Mi
auguro che chi ha sbagliato chieda scusa: nemmeno gli undici condannati l’hanno
fatto. Chiedere scusa è un atto di coraggio. Io lo faccio con i miei figli:
quando sbaglio, chiedo scusa. È la lezione più importante. Questa è la chiusa
del libro: ci siamo resi conto, chiediamoci scusa, e stimoliamo le alternative.
Perché ci sono già”
Stimolare le alternative. Certo, è quel che facciamo
anche noi del Gruppo Educativo Zero Pfas quando ci rivolgiamo ai ragazzi nelle scuole. Siamo
consapevoli che i Pfas sono un nemico invisibile, senza colore o odore, ma
dobbiamo trovarlo e combatterlo. Perché senza chimica non si può vivere, ma di
chimica non si deve morire.
Donata Albiero, portavoce di CiLLSA
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Un dialogo di Laura con gli studenti
Fogazzaro a s 2025 2026
Laura Fazzini giornalista indipendente con la sua citazione "Se informi bene tuteli tutti", utilizzata da lei nell'ambito del giornalismo ambientale ha sottolineato la responsabilità e l'importanza di comunicare in modo corretto e approfondito per proteggere la salute pubblica e il territorio. Sulla giornata vissuta con i ragazzi ha raccontato:
“Gli elaborati dei ragazzi, quiz con domande sui pfas e
interviste video ad alcune vittime ambientali, hanno fatto emergere un punto,
per me una ferita. Non se ne parla ancora abbastanza, non se ne parla ancora
per bene. Come fare allora per arrivare a tutti, soprattutto arrivare ai
giovani che hanno in mano il futuro del nostro pianeta? L’ho chiesto a loro, ai
ragazzi delle classi presenti nell’aula magna. Ho ricevuto due risposte,
diverse e bellissime. La prima è chiara, i ragazzi non leggono articoli lunghi
e tecnici. Preferiscono testi brevi, con semplici parole ma soprattutto
imparano guardando video, corti. È vero, ormai il giornalismo deve vivere
di immagini, più che di parole. Ma per produrre immagini deve andare lì
dove la storia nasce e cresce. I ragazzi del Fogazzaro però non sono
andati a vedere dov’era Miteni, la fonte più importante dell’inquinamento da
Pfas e non hanno sentito la necessità di andare a vedere i territori inquinati.
Come mai? Questa prima risposta ha aperto un primo confronto, necessario. Come
giornalista la prima azione che faccio è la visita del territorio che devo
raccontare, come se stare in mezzo all’ambiente potesse ispirarmi, darmi
l’energia giusta per capire meglio cosa scrivere. Però io scrivo un articolo
che in pochi leggono, soprattutto non lo leggono i ragazzi. Questi ultimi
quando vogliono informare i coetanei producono video con tante visualizzazioni
ma non vanno nei lunghi protagonisti, non producono direttamente loro e si
affidano a Internet. Il risultato della prima risposta è stato un’assunzione
di responsabilità da entrambe le parti. Come giornalista starò più attenta
a come arrivare ai giovani, e loro cercheranno di vivere di più il loro
territorio. La mia seconda domanda era ben diversa dalla prima. Come prendete
in mano il vostro futuro, da cui dipende il nostro pianeta?
Come prendete in mano il vostro futuro, da cui dipende il nostro
pianeta? Il risultato è una contro domanda chiara e difficile, soprattutto per
me. Perché devono essere i giovani a migliorare il futuro, perché devono vivere
con il peso di una cattiva gestione precedente? Spesso i miei articoli
descrivono le azioni commesse dagli inquinatori, le scelte politiche che hanno
aumentato il rischio, per l’ambiente e la popolazione, di subire una
contaminazione perenne. Difficilmente indico al mio lettore delle vie di
uscita, degli stimoli per chiedere di cambiare le cose, dele strade che
conducano ad un miglioramento. Questo mio stile, di pura inchiesta, porta un
carico inaspettato però, del quale non mi ero accorta e non sentivo. La contro
domanda dei ragazzi mi ha illuminata: Io descrivo solo il negativo della
storia, togliendo la fiducia verso le istituzioni, indicando solo il fattore
distruttivo delle scelte personali e gestionali di chi commette un reato
ambientale. Questo negativo pesa, a chi legge e a chi mi ascolta. Un ragazzo in
particolare è stato chiaro: non vuole essere lui a rimettere a posto una
situazione che abbiamo sempre raccontato ma di cui non abbiamo indicato i
possibili risvolti positivi. Cristallino, sincero e utile. Come sempre sono i
ragazzi”.




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