ACQUE DEL CHIAMPO E IL GIARDINO DELL'ACQUA CHIARA IN MEMORIA DEL DOTT GIOVANNI FAZIO
Il SERVIZIO DI TVA VI

L'ARTICOLO DI RETE ZERO PFAS
Veneto | Il Giardino dell’acqua chiara è dedicato a Giovanni “Titta” Fazio https://www.zeropfas-italia.org/?p=972
L'ARTICOLO DEL GIORNALE DI VICENZA
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CERIMONIA DI INAUGURAZIONE
"Giardino dell'Acqua Chiara" 22 APRILE 2026 - INVITO
Il Giardino dell'Acqua Chiara
Proposta di intitolazione alla memoria del Dott. Giovanni “Titta” Fazio medico ed ambientalista
Signori Consiglieri,
mi presento oggi davanti a questo Consiglio con una proposta che va oltre l’ordinaria amministrazione. Non vi chiediamo di approvare un progetto — quello è già compiuto, e pronto per essere al servizio del territorio.
Vi chiediamo qualcosa di diverso: di dare un nome a quell’opera. Di consegnare a un luogo un’anima.
Il Giardino dell’Acqua Chiara è nato come spazio di trasparenza verso la comunità: un luogo dove l’acqua depurata — quella stessa acqua che ogni giorno trattiamo con tecnologie avanzate prima di restituirla all’ambiente — scorre visibile, udibile, toccabile. Non un comunicato stampa, non una tabulato di dati o grafici, ma abbiamo voluto che sia l’acqua stessa, libera di parlare per sé.
Un atto di fiducia nei confronti dei cittadini, delle istituzioni, delle future generazioni.
Riteniamo che questo spazio meriti di portare il nome di chi, con infinita passione e con mezzi ben più limitati, aveva già capito tutto questo.
Chi era il Dottor Giovanni “Titta” Fazio (1938-2025)
Giovanni Fazio — per tutti “Titta” — è stato medico, uomo di scienza e voce civile in un tempo in cui occuparsi dell’ambiente non era ancora una priorità condivisa.
Nella Valle del Chiampo, quando il distretto conciario cresceva in potenza e produzione, lui era tra coloro che si facevano carico del domani: della salute delle persone, della qualità dell’acqua, della lotta ai nuovi inquinanti emergenti quali i PFAS, del rapporto tra progresso economico e sostenibilità ambientale.
Non era un ambientalista per moda o per contrapposizione. Era un medico che sapeva leggere il territorio come un paziente: con attenzione, con rispetto, con la consapevolezza che certi sintomi, se ignorati, diventano malattie difficili da guarire. 1 di 14
La sua sensibilità per l’acqua, per il fiume, per l’ecosistema della valle non era astratta: era concreta, radicata, vissuta.
Il lavoro che Acque del Chiampo ha compiuto in questi anni — e che questo giardino testimonia — è in larga misura una risposta alle domande che persone come lui avevano il coraggio di porre.
Perché questo nome, in questo luogo
Non è un caso che il Giardino dell’Acqua Chiara sorga esattamente nel punto terminale del ciclo di depurazione, là dove l’acqua lascia l’impianto e torna a fare parte del paesaggio. È il punto di massima responsabilità: dopo tutto il processo tecnologico, dopo le vasche di ossidazione biologica, dopo l’innovativo impianto di ozonizzazione che abbiamo realizzato con un investimento di oltre 15 milioni di euro, è qui che l’acqua che scarichiamo si rivela per quello che è.
Abbiamo realizzato un giardino con un ruscello alimentato dall’acqua depurata, che scorre tra pietre evocative delle Piccole Dolomiti e si distende verso la pianura. Percorsi tra piante aromatiche ed essenze locali. Un luogo aperto alle scolaresche, ai cittadini, alle istituzioni. Non un museo della tecnica, ma uno spazio sensoriale dove la qualità del nostro lavoro diventa esperienza diretta, percepibile con gli occhi, con le mani, con l’olfatto, con l’udito.
Intitolare questo giardino al Dottor Fazio significa riconoscere che la strada che percorriamo oggi ha radici in una visione che qualcuno aveva già tracciato. Significa dire alla comunità che la memoria di chi ha servito il territorio con integrità intellettuale e passione civile non viene dimenticata. Significa anche fare qualcosa di più sottile: unire in un unico gesto la gratitudine verso il passato e la responsabilità verso il futuro.
L’acqua che scorre in quel ruscello ha percorso un lungo viaggio: è entrata nell’impianto come refluo industriale tra i più complessi d’Europa, carico di cromo, di sostanze organiche, di tutto ciò che la concia del cuoio porta con sé. Ne esce con parametri di eleva qualità depurativa. Quel viaggio è il racconto della nostra storia e del nostro lavoro. Il giardino ne è il finale visibile.
Per decenni, nell’immaginario collettivo della Valle del Chiampo, l’acqua di scarico industriale è stata considerata un "non-detto": una realtà ingombrante da celare, un 2 di 14
flusso che doveva scorrere invisibile dentro tubazioni interrate, quasi a voler nascondere le contraddizioni di uno sviluppo economico accelerato.
Il vecchio paradigma del 'tubo interrato' – quel silenzio artificiale dove l’acqua scorreva nell’ombra, alimentando dubbi e timori – cede oggi il passo alla filosofia del Giardino trasparente: un luogo dove la cura si fa paesaggio e la trasparenza diventa respiro.
Rendere l’acqua depurata visibile, udibile, annusabile e toccabile attraverso un ruscello scoperto non è una scelta estetica, ma un atto di trasparenza radicale. È la firma di un patto di onestà tra l'industria e la cittadinanza: l’acqua torna a parlare per sé stessa, mostrandosi allo sguardo di tutti come prova tangibile di un impegno passato, presente e futuro verso le generazioni che verranno.
La proposta al Consiglio
Propongo al Consiglio di Amministrazione di deliberare l’intitolazione del Giardino dell’Acqua Chiara alla memoria del Dott. Giovanni “Titta” Fazio, medico ed ambientalista.
L’intitolazione verrà resa visibile con una targa sobria e duratura collocata all’ingresso del giardino, che riporti il nome del Dottore e una breve dicitura che ne ricordi la figura. Il testo della targa sarà definito in accordo con la famiglia, con la quale si concorderanno le modalità della cerimonia inaugurale.
Crediamo che questo gesto — semplice nella forma, profondo nel significato — sia coerente con i valori che Acque del Chiampo vuole incarnare: trasparenza, radicamento nel territorio, rispetto per chi l’ha servito con onestà.
Renzo Marcigaglia
Presidente, Acque del Chiampo S.p.A. 20/ 03/ 2026
LA DELIBERA ( CDA ACQUE DEL CHIAMPO)
Il Presidente passa a porre in esame il secondo punto all’ordine del giorno:
2) “Il Giardino dell’Acqua Chiara”. Proposta di intitolazione alla memoria del dott. Giovanni “Titta” Fazio, medico ed ambientalista.
Il Presidente procede ad illustrare la proposta di intitolazione del “Giardino dell’Acqua Chiara” alla memoria del Dott. Giovanni “Titta” Fazio.
Non chiedo di approvare un progetto — quello è già compiuto, e pronto per essere al servizio del territorio. Chiedo di dare un nome a quell’opera. Di consegnare a un luogo un’anima.
Il Giardino dell’Acqua Chiara, realizzato allo scarico dell’impianto di depurazione di Arzignano, è nato come spazio di trasparenza verso la comunità: un luogo dove l’acqua depurata — quella stessa acqua che ogni giorno trattiamo con tecnologie avanzate prima di restituirla all’ambiente — scorre visibile, udibile, toccabile.
Non un comunicato stampa, non un tabulato di dati o grafici, ma abbiamo voluto che sia l’acqua stessa, libera di parlare per sé.
Un atto di fiducia nei confronti dei cittadini, delle istituzioni, delle future generazioni.
Riteniamo che questo spazio meriti di portare il nome di chi, con infinita passione e con mezzi ben più limitati, aveva già capito tutto questo.
Chi era il Dottor Giovanni “Titta” Fazio (1938-2025)
Giovanni Fazio — per tutti “Titta” — è stato medico, uomo di scienza e voce civile in un tempo in cui occuparsi dell’ambiente non era ancora una priorità condivisa.
Nella Valle del Chiampo, quando il distretto conciario cresceva in potenza e produzione, lui era tra coloro che si facevano carico del domani: della salute delle persone, della qualità dell’acqua, della lotta ai nuovi inquinanti emergenti quali i PFAS, del rapporto tra progresso economico e sostenibilità ambientale.
Non era un ecologista per moda o per contrapposizione. Era un medico che sapeva leggere il territorio come un paziente: con attenzione, con rispetto, con la consapevolezza che certi sintomi, se ignorati, diventano malattie difficili da guarire.
La sua sensibilità per l’acqua, per il fiume, per l’ecosistema della valle non era astratta: era concreta, radicata, vissuta.
Il lavoro che Acque del Chiampo ha compiuto in questi anni — e che questo giardino testimonia — è in larga misura una risposta alle domande che persone come lui avevano il coraggio di porre.
Perché questo nome, in questo luogo
Non è un caso che il Giardino dell’Acqua Chiara sorga esattamente nel punto terminale del ciclo di depurazione, là dove l’acqua lascia l’impianto e torna a fare parte del paesaggio.
È il punto di massima responsabilità: dopo tutto il processo tecnologico, dopo le vasche di ossidazione biologica, dopo l’innovativo impianto di ozonizzazione che abbiamo realizzato con un investimento di oltre 15 milioni di euro, è qui che l’acqua che scarichiamo si rivela per quello che è.
Abbiamo realizzato un giardino con un ruscello alimentato dall’acqua depurata, che scorre tra pietre evocative delle Piccole Dolomiti e si distende verso la pianura.
Percorsi tra piante aromatiche ed essenze locali. Un luogo aperto alle scolaresche, ai cittadini, alle istituzioni. Non un museo della tecnica, ma uno spazio sensoriale dove la qualità del nostro lavoro diventa esperienza diretta, percepibile con gli occhi, con le mani, con l’olfatto, con l’udito.
Intitolare questo giardino al Dottor Fazio significa riconoscere che la strada che percorriamo oggi ha radici in una visione che qualcuno aveva già tracciato.
Significa dire alla comunità che la memoria di chi ha servito il territorio con integrità intellettuale e passione civile non viene dimenticata.
Significa anche fare qualcosa di più sottile: unire in un unico gesto la gratitudine verso il passato e la responsabilità verso il futuro.
L’acqua che scorre in quel ruscello ha percorso un lungo viaggio: è entrata nell’impianto come refluo industriale tra i più complessi d’Europa, carico di cromo, di sostanze organiche, di tutto ciò che la concia del cuoio porta con sé. Ne esce con parametri di elevata qualità depurativa. Quel viaggio è il racconto della nostra storia e del nostro lavoro. Il giardino ne è il finale visibile.
Per decenni, nell’immaginario collettivo della Valle del Chiampo, l’acqua di scarico industriale è stata considerata un "non-detto": una realtà ingombrante da celare, un flusso che doveva scorrere invisibile dentro tubazioni interrate, quasi a voler nascondere le contraddizioni di uno sviluppo economico accelerato.
Il vecchio paradigma del 'tubo interrato' – quel silenzio artificiale dove l’acqua scorreva nell’ombra, alimentando dubbi e timori – cede oggi il passo alla filosofia del Giardino trasparente: un luogo dove la cura si fa paesaggio e la trasparenza diventa respiro.
Rendere l’acqua depurata visibile, udibile, annusabile e toccabile attraverso un ruscello scoperto non è una scelta estetica, ma un atto di trasparenza radicale. È la firma di un patto di onestà tra l'industria e la cittadinanza: l’acqua torna a parlare per sé stessa, mostrandosi allo sguardo di tutti come prova tangibile di un impegno passato, presente e futuro verso le generazioni che verranno.
Propongo al Consiglio di Amministrazione di deliberare l’intitolazione del Giardino dell’Acqua Chiara alla memoria del Dott. Giovanni “Titta” Fazio, medico ed ecologista.
L’intitolazione verrà resa visibile con una targa sobria e duratura collocata all’ingresso del giardino, che riporti il nome del Dottore e una breve dicitura che ne ricordi la figura. Il testo della targa sarà definito in accordo con la famiglia, con la quale si concorderanno le modalità della cerimonia inaugurale.
Crediamo che questo gesto — semplice nella forma, profondo nel significato — sia coerente con i valori che Acque del Chiampo vuole incarnare: trasparenza, radicamento nel territorio, rispetto per chi l’ha servito con onestà.
Tutto ciò premesso, il Consiglio di Amministrazione
delibera
all’unanimità dei presenti di:
approvare l’intitolazione del “Giardino dell’Acqua Chiara” alla memoria del Dott. Giovanni “Titta” Fazio, medico ed ecologista.
INAUGURAZIONE DEL GIARDINO
(Partecipazione dei familiari, delegazione di CILLSA e di attivisti)
Dopo l'intervento del presidente Acque del Chiampo Renzo Marcigaglia e della consigliera regionale (ex sindaco di Arzignano) Alessia Bevilacqua, c'è stato l'intervento della Famiglia Fazio
Ha parlato Donata, dedicando, con profonda commozione, al suo Titta, le note di un violino.
“HASTA SIEMPRE”! Titta, ha concluso Donata
“Noi pronti continuiamo Come fossimo insieme a te…E ti diciamo Arrivederci per sempre"
IL TAGLIO DEL NASTRO E LA TARGA INTESTATA AL DOTT. FAZIO
IL RISULTATO

Ringraziamo Acque del Chiampo e il suo presidente per questa iniziativa tesa a ricordare pubblicamente la memoria di un uomo che si è sempre speso per il territorio. Il dott. Giovanni Fazio ha sempre visto la difesa dell'ambiente come un atto di giustizia verso le generazioni future e una liberazione dalle "contaminazioni del profitto.
Redazione CiLLSA
ALLEGATO
IL GIARDINO DELL'ACQUA
CHIARA _ Concept
Il nome "Giardino dell'acqua chiara", ispirato dalla poetica sensibilità della canzone del Maestro Bepi De Marzi, evoca un luogo di purezza e rigenerazione dove l'elemento vitale torna a scorrere limpido, facendosi riflesso di una natura ritrovata e di un impegno corale per la bellezza del nostro territorio.
Il “Giardino dell'Acqua Chiara”
sorge all'interno dell'area impiantistica del depuratore di Arzignano, gestito
da Acque del Chiampo. La sua collocazione non è casuale: si trova esattamente
nel punto terminale del ciclo di depurazione, là dove l'acqua trattata lascia
l'impianto e torna a fare parte del paesaggio e del territorio. Nelle immediate
vicinanze dell'impianto fotovoltaico, il giardino occupa uno spazio che fino ad
oggi era inutilizzato e che diventa ora un luogo di narrazione, contemplazione
e incontro.
Il cuore del progetto: l'acqua come protagonista
Il fulcro del giardino è un
ruscello alimentato direttamente con l'acqua (di scarico) in uscita dal
depuratore, al termine dell'intero processo di trattamento. Questa scelta non è
decorativa, ma profondamente simbolica e comunicativa: mostrare l'acqua — vederla
scorrere, sentirne la freschezza, poterla toccare — è il modo più immediato e
autentico per raccontare la qualità del lavoro svolto. L'obiettivo primario è
comunicare con trasparenza assoluta la reale qualità dell'acqua depurata che
Acque del Chiampo è in grado di restituire all'ambiente, dopo un processo
tecnologicamente avanzato e rigoroso. Non grafici, non numeri, non comunicati
stampa: solo l'acqua stessa, visibile e tangibile, a parlare per sé.Il giardino
diventa così uno spazio di osservazione aperto a visitatori, ospiti,
istituzioni e scolaresche, capace di rendere comprensibili — in modo sensoriale
prima ancora che razionale — i grandi progressi ottenuti nella depurazione sia
civile che industriale. Un luogo dove la fiducia si costruisce attraverso
l'esperienza diretta.
Il paesaggio come racconto: dalle montagne alla pianura
Il progetto architettonico si ispira profondamente al territorio della Valle del Chiampo, traducendone i tratti geografici e identitari in forme, materiali e spazi vissuti.
A delimitare il giardino è una
quinta scenografica composta da lastre di pietra posizionate verticalmente, con
un taglio irregolare e punte che evocano con immediatezza le creste delle
Piccole Dolomiti, le montagne che segnano il confine e l'orizzonte di questa
valle. Da queste rocce sgorga l'acqua, come accade in natura sulle pareti
d'alta quota: scende lungo il fianco della pietra, accompagnando
metaforicamente il cammino dell'acqua lungo la Valle del Chiampo. Il flusso poi
si quieta, cambia passo, e scorre attraverso un nuovo canale dal profilo
dolcemente inclinato, che richiama la pianura che si apre oltre le colline.
La leggera pendenza non è solo
funzionale: è pensata per invitare lo sguardo a seguire l'acqua, a osservarla
nella sua traiettoria, a darle il tempo di essere guardata, controllata,
meditata. L'acqua che scorre non è solo depurata: è un racconto che si svolge
davanti agli occhi.
I percorsi: geometrie del paesaggio
I percorsi interni al giardino
non seguono una logica imposta dall'esterno, ma emergono dal paesaggio stesso:
dalla forma naturale del terreno, dalla presenza degli alberi esistenti, dagli
incroci e dalle ombre che questi generano. Ne nascono piccole geometrie
organiche, che definiscono spazi di sosta e di osservazione, prospettive
inattese e angoli di luce variabili nel corso delle stagioni. Le diverse aree
verdi accolgono semine differenziate: prati fioriti, piante aromatiche, essenze
locali che restituiscono colori e profumi mutevoli. Ogni visita può offrire
un'esperienza diversa, un nuovo punto di vista, un nuovo approccio alla
comprensione di questo luogo e di ciò che rappresenta.
Un luogo di senso
Il Giardino dell'Acqua Chiara
non è semplicemente uno spazio verde. È un atto di trasparenza verso la
comunità, una dichiarazione di responsabilità nei confronti del territorio e
dell'acqua che lo attraversa. È il racconto — fatto di pietra, di piante, di
suono dell'acqua — di come sia possibile restituire alla natura ciò che le
appartiene, in modo pulito, rispettoso, e degno di essere mostrato.

IL NUOVO IMPIANTO DI
OZONIZZAZIONE
L'ozonizzazione consiste in un
Trattamento di ossidazione avanzata con utilizzo di ozono per decolorazione
refluo, disinfezione e miglioramento qualità dell'acqua.
L'impianto di depurazione di
Arzignano tratta i reflui conciari mediante un processo articolato tra
pre-trattamenti, primari, trattamenti biologici, flottazione e finale di
chiariflocculazione per consegnare le acque depurate al collettore consortile
ARICA.
Sulla base dell'esperienza operativa si è visto che i trattamenti descritti consentono di raggiungere valori importanti di rimozione del cromo ed adeguato grado di decolorazione del refluo; tuttavia con il potenziamento con ozono prima del trattamento finale di chiariflocculazione si ottengono risultati di gran lunga positivi.
OPERE E INVESTIMENTI PER IMPIANTO AD OZONO
Per realizzare il nuovo
comparto ad ozono, a supporto del trattamento finale, sono stati demoliti degli
ispessitori esistenti non più in uso, facendo spazio alle nuove 3 vasche
interrate di contatto con l'ozono in forma gassosa, di dimensioni complessive
in pianta pari a circa 27 m di lunghezza per 11 m di larghezza ed una
profondità di circa 4,5 m.
In uscita è stata costruita una
vasca per la riduzione del cromo dove vi è poi una sezione di sollevamento e
un’ulteriore vasca parzialmente coperta per iniziare la fase del trattamento
terziario.
È stato inoltre realizzato un
nuovo edificio ad L con dimensioni in pianta di circa 58x9 m sul lato lungo e
22x5.5 m sul lato corto con altezza pari a circa 8 m da piano campagna per
alloggiare gli impianti necessari al funzionamento come la nuova cabina
elettrica, i generatori e distruttori di ozono, le pompe per il raffreddamento,
la ricompressione dell'ossigeno.
I lavori sono iniziati a fine
2020 e sono terminati nel 2023; la fase conclusiva dei collaudi
tecnico-amministrativi risale a maggio 2025.
Il costo dell'opera è di
15.460.000 Euro di cui 7.800.000 Euro finanziati dal Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM).
CAPACITA’ DI TRATTAMENTO
Il nuovo comparto ad ozono è in
grado di trattare fino ad un massimo di 1.800 m3/ora di refluo in ingresso alla
vasca di contatto e riesce a produrre circa 130kg/ora di ozono da ossigeno.
L'ozono
viene immesso nel refluo mediante miscelazione nella vasca di contatto in
condizioni stagne (per ragioni di sicurezza) dove reagisce ed avviene l'azione
ossidante con dissociazione delle sostanze presenti con la propria marcata
reattività.
I RISULTATI DEL TRATTAMENTO
AD OZONO
L'azione ossidante dell'ozono
migliora le performance dell'impianto di depurazione ed in particolare su tre
aspetti fondamentali e strategici:
●
Ulteriore abbattimento del carico organico (COD) residuo;
●
Riduzione ulteriore del cromo (Cr totale);
●
Decolorazione del refluo;
●
Disinfezione del refluo;
●
Ulteriore abbattimento dei solidi sospesi.
|
Estratto Parametri in
abbattimento - Rif. Relazione tecnica 10/1/2025 - Collaudo funzionale della
sezione di ozonizzazione dell'impianto di depurazione di Arzignano (VI). Parametro |
Abbattimento
Medio (Dosaggio Ozono 75 mg/l) |
|
COD
(Domanda
Chimica di Ossigeno) |
-
35% |
|
TOC
(Carbonio
Organico Totale) |
-
25% |
|
Cromo
Totale |
-
32% |
|
Colore
(Assorbanza
a 400 nm) |
-
50% |
|
Colore
(Assorbanza
a 254 nm) |
-
13% |
FASE DI CHIARIFLOCCULAZIONE: ULTIMO PROCESSO DOPO IL COMPARTO AD OZONO
Dopo il trattamento con ozono,
il processo di depurazione non è ancora completamente concluso. Per garantire
un’acqua ancora più pulita e sicura prima dello scarico finale, viene inserita
un’ulteriore fase chiamata chiariflocculazione.
L’ozono è un ossidante molto
efficace: elimina odori, riduce il colore e degrada molte sostanze inquinanti
complesse. Tuttavia, può trasformare alcune molecole senza eliminarle del tutto
e può lasciare in sospensione piccole particelle difficili da rimuovere. La
chiariflocculazione serve proprio a completare e stabilizzare il lavoro svolto
dall’ozono.
Questa fase completa quella
iniziata nella vasca di contatto a valle dell’ozonizzazione. Aggiungendo
prodotti chimici come polielettroliti le particelle solide si uniscono formando
dei “fiocchi” più grandi e pesanti, che sono separati nella chiariflocculazione
finale.
Grazie alla chiariflocculazione
si ottiene:
●
una riduzione ulteriore della torbidità
●
un abbattimento più efficace del colore e
del carico organico residuo
●
una riduzione del fosforo residuo
In sostanza, questa fase rappresenta una barriera finale di sicurezza. Rende il refluo più stabile, più controllabile e conforme ai limiti di legge, soprattutto in impianti industriali dove la qualità dell’acqua in ingresso può variare nel tempo.
La chiariflocculazione non è
quindi un passaggio secondario, ma un trattamento di affinamento che completa
il comparto ad ozono e garantisce un’acqua finale più sicura e più pulita prima
dello scarico nel recettore finale ARICA.
ANALISI DELLO SCARICO FINALE: EFFICIENZA E IMPATTO AMBIENTALE
Il quadro che
emerge dall’analisi dello scarico di Acque del Chiampo (depuratore di
Arzignano) è quello di un'acqua "tecnica" di buona qualità.
I dati relativi
allo scarico del depuratore nel collettore evidenziano un'elevata efficienza
depurativa e il rispetto dei limiti di legge.
I parametri
organici principali mostrano valori ampiamente entro le soglie di sicurezza: a
gennaio 2026 il COD si attesta a 73 mg/L (limite 150 mg/L) e i Solidi
Sospesi Totali a 11 mg/L (limite 35 mg/L). L'abbattimento dei metalli
pesanti è quasi totale: il Cromo totale è pari a 0,302 mg/L (limite
<0,7 mg/L).
Il dato relativo
al Cromo VI (esavalente) è particolarmente rassicurante: con un valore
costante di <0,1 mg/L, lo scarico si mantiene stabilmente alla metà del
limite di legge (<0,2 mg/L). In un contesto dove il cromo trivalente è
massicciamente impiegato, l'assenza della forma esavalente conferma l'efficacia
dei processi di riduzione.
Per quanto
riguarda la salinità, i Cloruri (1260 mg/L) e i Solfati (1082
mg/L) restano conformi ai limiti ARICA di 1800 mg/L e 1500 mg/L. Anche il
monitoraggio dei PFAS conferma concentrazioni residue molto basse: a
gennaio 2026 il PFOA lineare è a 0,036 μg/L e il PFOS lineare a
0,009 μg/L, entrambi ampiamente sotto i limiti.
Un elemento di
eccellenza è rappresentato dal saggio di tossicità acuta (Daphnia magna), che a gennaio 2026 ha
fatto registrare un valore inferiore al 5%, un miglioramento notevole rispetto
alla media del 19% registrata nel 2025 e molto lontano dalla soglia critica del
50%. In conclusione, lo scarico finale del depuratore di Arzignano si
conferma un modello efficiente, dove la tecnologia di
trattamento trasforma un refluo estremamente complesso in
un'immissione ambientale sicura e controllata.
Si allega: Analisi ARICA
dello scarico finale del
depuratore Acque del Chiampo su ARICA
Arzignano, 4 marzo 2026 Renzo Marcigaglia Presidente Acque del Chiampo


















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